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VOCI LONTANE, VOCI SORELLE
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13 Giugno 2006
Firenze, Villa Reale di
Castello |
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Antonella
Anedda è
nata a Roma nel 1958. La sua prima raccolta di poesie, Residenze
invernali (Crocetti, 1992) l’ha subito imposta come una delle
presenze più importanti della nuova poesia italiana. “Il richiamo alla
posizione di Celan, alla sua idea di respiro, e alla sua scrittura intesa
come colloquio con i sommersi” è stato individuato come un elemento
centrale di questa poesia che si impone per la sua essenzialità e la sua
precisione. Altre sue raccolte sono Notti di pace occidentali (Donzelli,
1999) e Il catalogo della gioia (Donzelli, 2003). Ha pubblicato
anche il volume di riscritture e trascrizioni poetiche Nomi distanti (Empiria,
1998) e i saggi Cosa sono gli anni (Fazi, 1997) e La luce delle
cose (Feltrinelli, 2000). |
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Prima di cena, prima che le lampade scaldino i letti e il
fogliame degli alberi sia verde-buio e la notte deserta. Nel breve spazio
del crepuscolo passano intere sconosciute stagioni; allora il cielo si
carica di nubi, di correnti che sollevano ceppi e rovi. Contro i vetri
della finestra batte l’ombra di una misteriosa bufera. L’acqua
rovescia i cespugli, le bestie barcollano sulle foglie bagnate. L’ombra
dei pini si abbatte sui pavimenti; l’acqua è gelata, di foresta: Il
tempo sosta, dilegua. Di colpo, nella quiete solenne dei viali, nel vuoto
delle fontane, nei padiglioni illuminati per tutta la notte, l'ospedale ha
lo sfolgorio di una pietroburghese residenza Ci
sarà un incubo peggiore |
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da
Residenze Invernali |
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Limba Non
tenes baùle e’ istrisinare in supr’e nie Ma
unu cane a trèmula in s’iscuriù. Limba-matre ses triste S’azu s’innieddigat in sa sartàine Sa
mùghit’anziat Sos
ventos si coffundet Eolo survat et Babele s’isparghet. Fiza-limba tràchitas a ghineperu. Una tremita tua naschinde Est ch’astula de livrina in s’isteddos Et sas nues, a sa thurpas fughint Iscanzellande dae cheluonzi zenias |
Lingua Non
hai bara da trasportare sulla neve Ma un
cane che trema nel buio. Madre-lingua
sei triste L’aglio
si fa nero nel rame Il
rombo del camino sale. I
venti si confondono: Eolo soffia, Babele vive. Figlia-lingua:
unita scricchioli a corbezzolo. Ci
consola la sequenza: il
tuo brivido alla nascita un
frammento di tempesta salvo tra i pianeti e
le nuvole che ciecamente corrono cancellando
dai cieli ogni genealogia. |
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VOCI LONTANE, VOCI SORELLE
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13 Giugno 2006
Firenze, Villa Reale di
Castello |
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Olga
Broumas è nata a Syros in
Grecia nel 1949 e ha pubblicato lì il suo primo libro nel 1967.
Successivamente si è trasferita negli Stati Uniti dove ha studiato
architettura. Il suo primo libro in inglese, del 1977, fu subito
riconosciuto per il suo valore. Da allora ha pubblicato varie raccolte e
ha inoltre tradotto in inglese quattro volumi del poeta greco Odysseas
Elytis. Ha ottenuto numerosi premi e fellowships
e ha insegnato in varie università americane. La Broumas contamina
l’antica poesia greca con la lingua e le situazioni contemporanee ma
rilegge anche originalmente alcune delle fiabe più famose della
tradizione occidentale. La fisicità dei suoi testi, intrecciata ad una
grande liricità, è arricchita dalla sua attività di terapista del
massaggio, che le permette di comprendere a fondo il linguaggio del corpo
e di tradurlo per noi. L’amore, fisico e spirituale, diventa
l’alfabeto di questo linguaggio, il filtro per leggere il mondo. |
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da Little
Red Riding Hood I grow old, old without you, Mother, landscape of my heart. No child, no daughter between my bones has moved, and passed out screaming, dressed in her mantle of blood as I did once through your pelvis scaffold, stretching it like a wishbone, your tenderest skin strung on its bow and tightened against the pain. (…) I grew up good at evading, and when you said “Stick to the road and forget the flowers, there’s
wolves in those bushes, mind where you got to go, mind you get there,” I minded. I kept to the road, kept the hood secret, kept what is sheated more secret still. I opened it only at night, and with other women who might be walking the same road to their own grandma’s house, each with her basket of gifts,
[her small hood safe in the same part. I minded well. I have no
daughter to trace that road, back to your lap with my laden basket of love. (…) |
da Cappuccetto Rosso Divento
vecchia, vecchia senza
di te, Madre, paesaggio del
mio cuore. Nessun bambino, nessuna figlia si è mossa tra
le mie ossa, ed è uscita urlando,
vestita del suo mantello di sangue come
ho fatto io un
tempo, attraverso la tua impalcatura pelvica, allungandola come
una forcella, la tua pelle più tenera tesa
sul suo arco e serrata contro
il dolore. (…) Sono
venuta su brava
a schivare, e quando hai detto, “Rimani
sulla strada e dimenticati i fiori, ci sono i
lupi in quei cespugli, attenta a
dove devi andare, vedi d’arrivarci,”
io sono
stata attenta. Sono rimasta sulla
strada, ho tenuto segreto
il cappuccio e tenuto quello che racchiudeva ancora
più segreto. L’ho aperto solo
di notte e con altre donne che
camminavano sulla stessa strada dirette alle case delle
loro nonne, ognuna con il suo cestino di regali
[il suo piccolo cappuccio al
sicuro nello stesso punto. Sono stata ben attenta. Non ho una figlia che
ripercorra quella strada, indietro al tuo grembo con il mio carico cestino
d’amore. (…) |
Traduzione di Elisa Biagini,
in
Nuovi poeti americani (a cura di Elisa Biagini, Einaudi, 2006).
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VOCI LONTANE, VOCI SORELLE
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16 Giugno 2006
Firenze,
Villa Reale di Castello |
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مريد
البرغوثي
Mourid Barghouti |
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Mourid Al-Barghouti
è uno dei maggiori poeti palestinesi. Nato nel 1944 a Ramallah, egli
vive in esilio, tra Amman ed Il Cairo Ha pubblicato, dal 1972, 14 opere
e nel 1997 è uscito a Beirut un volume che raccoglie la sua produzione
poetica fino a quella data. Nel 2000 Barghouti ha vinto il Premio
palestinese di poesia. Sue liriche sono state pubblicate in riviste
letterarie e antologie arabe, europee e americane. La sua narrazione
autobiografica Ho visto Ramallah, apparsa nel 1997, ha vinto lo
stesso anno il premio Naguib Mahfouz ed
è stata tradotta in numerose lingue dall’inglese allo spagnolo, dal
francese al cinese. L’edizione italiana del libro è appena uscita e
verrà presentata nel corso del festival. Edward Said ha definito
Ho visto Ramallah
“una delle più belle rappresentazioni, sul piano esistenziale, della
diaspora palestinese”. |
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Da
Mezzanotte, II |
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(…) ألوذُ
فوراً بتلكَ
الدّار، حيث
القٌبَّةُ
ال ة
مُسَيْطِرَ والعقودُ
الرَّحيمة حيث
الألْحِفَةُ
السَّميكَة،
وصُوَرُ
الجدود (المُتآكلةُ
الحَوافّ، رُغْمَ
صلابة
شواربهم) ثابتة
على
الجُدران
كأنها
شُيِّدَتْ
معها وجَدّي،
واهِماً أن
الدّنيا
بِخَيْر يعبِّئُ
غليونَهُ
الريفيّ لآخِرِ
مَرَّةٍ، قَبْلَ
وصولِ
الخُوَذْ والجَرّافاتْ! |
(…) Subito mi rifugio in quella casa dalla cupola imponente, generose arcate, calde coperte e foto di antenati (sciupate ai bordi malgrado i folti baffi), ben salde alle pareti come prefabbricate. Mio nonno, illuso della bontà del mondo riempie la sua pipa di campagna per l’ultima volta prima dell’arrivo degli elmetti e dei bulldozer. |
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في
أسنانِ
الجَرّافَةِ تَعْلَقُ
عَباءَةُ
جَدّي. |
Sui denti del bulldozer si uncina il mantello del nonno. |
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تتراجعُ
الجرّافة
أمتاراً/ تقذفُ
حُمولَتَها
مِن
الأَنقاضْ/ وتعودُ
لتملأَ
ملعقتَها
الهائِلةَ بما لا
يُشْبِعُها |
Il bulldozer indietreggia pochi metri/ svuota il carico di macerie, e torna a riempire l’enorme tridente, senza riuscire a saziarlo. |
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ِشرينَ
مَرَّةً، تروحُ
الجَرّافةُ
وتَجئ/ وعباءةُ
جَدّي
عالِقةٌ بها! |
Venti volte va e viene, il bulldozer il mantello del nonno è sempre agganciato |
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بعد
انحسار
الغُبار عن
البيت الذي
كان هنا مُحَدِّقاً
في الفَراغ "الجديد" رأيتُهُ
مرتدياً
عباءَتَه! |
Dopo che il polverone fu rimosso dalla casa che lì sorgeva, ed io attonito guardavo il “nuovo” vuoto, vidi il mantello addosso al nonno |
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رأيتُهُ
مرتدياً
نَفْسَ
العباءة! ليس
مثلَها، بل
ذاتَها! |
lo vidi aveva lo stesso mantello, non uno simile, proprio quello/ |
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عانَقَني
وظَلَّ
صامتاً،
مُحَدِّقاً،
كأنّ
نَظْرَتَهْ تأمرُ
الأنقاضَ أن
تَعودَ
بيتاً
عامراً! تُعيدُ
الستائرِ
إلى زُجاج
الشّبابيك/ وجَدَّتي
إلى
كُرسِيِّها وأدويتِها
المُلَوَّنَة تعيد
الملاءاتِ
إلى
الأَسِرَّةَ/
والأضواءَ
إلى السقوف/َ والصُّوَرَ
إلى
الجُدران/ |
Mi abbracciò e rimase silenzioso a guardare, come se con lo sguardo ordinasse alle macerie di ricostruire una casa, di rimettere le tende alle finestre e mia nonna sulla sua poltrona, di recuperare le sue pillole colorate e mettere le lenzuola nei letti/ le luci ai soffitti/ i quadri ai muri/ |
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كأنّ
نظْرَتَه
تُعيدُ
المَقابِضَ
إلى الأبواب والشُّرُفاتِ
إلى النجوم كأنها
تَحْمِلُنا
ثانيةً
لنُكْمِلَ
العشاء/ كأنّ
الكَوْنَ لم
يَخْربْ! كأنّ
للسّماءَ
عينين
وأذنين! واصَلَ
التحديقَ في
الفراغ |
Era come se lo sguardo restituisse le maniglie
alle porte, i balconi alle stelle, come se ci riportasse indietro a terminare la cena, come se il mondo non fosse crollato, come se il cielo avesse orecchie e occhi/ Continuò a guardare attonito il vuoto. |
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قلت: ماذا
سنفعلُ بعد
ذهاب
الجنود؟ ماذا
سيفعلُ بعد
ذهاب
الجنود؟ |
Ho detto: Cosa faremo alla partenza dei soldati? Cosa farà alla partenza dei soldati? |
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كان
يُكَوِّر
كَفَّه ببطء يُعيدُ
عَزيمَةَ
المُلاكِم
إلى
قَبْضَةِ
يَدِهِ
اليُمْنى، إنها
يَدُهُ
ذاتُها، يَدُهُ
البرونزيةُ
الخَشِنَة |
Con calma serrò il pugno per afferrare, con la mano destra, la precisione
del pugile la sua rozza mano di bronzo, |
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يَدُهُ
التي
رَوَّضَتْ
مُنْحَدَرَ
العُلّيق يَدُهُ
التي
رَتَّبَت
الرَّيَّ
كالرياضيّات
يَدُهُ
التي ترفع
الفأسَ
هيّناً، خَفيفاً،
كالدُّعاء |
la mano che domò lo spinoso pendio, la mano agile che tiene la zappa leggera come in preghiera, |
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يَدُهُ
التي تفلقُ
القُرْمِيَّةَ
بِضَرْبَةٍ
واحِدة يَدُهُ
المفتوحةُ
للصَّفْح |
la mano che d’un colpo spezza un ceppo, la mano aperta al perdono, |
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يَدُهُ
المُغْلَقَةُ
على قِطَعِ
الحلوى
للأحفاد، يَدُهُ
المَبْتورَةُ
منذُ
سِنين! |
la mano piena di dolci per i nipoti, la mano amputata da anni! |
Traduzione di.
Francesca M. Corrao